Passo avanti della Corte di giustizia nel contrasto alle frodi contributive da parte di imprese (fittizie) con sede all’estero

Con la sentenza Altun del 6 febbraio (causa C-259/16) la Corte di giustizia ammette per la prima volta la possibilità per il giudice di disconoscere la validità del certificato A1, che attesta l’iscrizione ad un sistema previdenziale di un altro Stato di un lavoratore temporaneamente distaccato sul territorio nazionale da un’impresa ivi stabilita. Continue reading “Passo avanti della Corte di giustizia nel contrasto alle frodi contributive da parte di imprese (fittizie) con sede all’estero”

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ricorda gli effetti della mancata applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative

Con la circolare n. 3 del 25 gennaio l’Ispettorato Nazionale del Lavoro fornisce importanti chiarimenti in merito all’applicazione dei contratti collettivi firmati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. La loro applicazione infatti non solo permette di godere dei benefici normativi e contributivi esistenti e funge da parametro per il calcolo della contribuzione dovuta, ma condiziona anche la possibilità per il datore di integrare o derogare la disciplina delle tipologie contrattuali (come il contratto a termine o il lavoro intermittente) nei casi in cui tale facoltà è prevista dal d.lgs. 81/15. L’applicazione di un diverso contratto collettivo, in tali casi, può anche comportare la trasformazione in contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Legge di bilancio 2018: ancora sgravi per i neo assunti

La legge di bilancio 2018 (n.205/2017) continua sulla strada (inutilmente) seguita in questi anni per rilanciare l’occupazione: quella degli sgravi contributivi. I datori di lavoro che dal 1° gennaio 2018 assumono lavoratori con contratto a tempo indeterminato (cioè a tutele crescenti), beneficiano infatti, per un periodo massimo di 36 mesi, dell’esonero dal versamento del 50% dei contributi previdenziali, nel limite massimo di importo pari a 3.000 euro su base annua (commi dal 100 al 108 e comma 893). Stesso sgravio si applica, per un anno, alle aziende che convertono un contratto di apprendistato in lavoro stabile. Tra le altre (poche) novità, c’è il raddoppio del contributo ASpI per le aziende che ricorrono a licenziamenti collettivi.

In vigore la legge sulle tutele dei dipendenti che segnalano illeciti o irregolarità

E’ entrata in vigore la legge n. 179 del 30 novembre 2017 in materia di c.d. whistleblowing. La legge riforma l’art. 54 bis del d.lgs. 165/01 (Testo unico del pubblico impiego) sancendo espressamente la nullità di qualsiasi atto ritorsivo (sanzioni, trasferimento, licenziamento o altre misure pregiudizievoli delle condizioni di lavoro) adottato nei confronti del dipendente che segnala al responsabile della prevenzione della corruzione dell’ente o all’Autorità nazionale anticorruzione o ancora all’autorità giudiziaria ordinaria o contabile le condotte illecite o di abuso di cui sia venuto a conoscenza in ragione del suo rapporto di lavoro. La legge modifica anche l’art. 6 del d.lgs. 231/01 estendendo al settore privato la tutela del dipendente che segnali illeciti o violazioni relative al modello di organizzazione e gestione dell’ente di cui sia venuto a conoscenza per ragioni del suo ufficio.

La responsabilità solidale tutela i crediti dei lavoratori in tutti i contratti di subfornitura: lo afferma la Corte costituzionale

Con la sentenza n.254/2017 la Corte costituzionale ha riconosciuto che il regime della responsabilità solidale prevista dall’art. 29, comma 2, d.lgs. 276/03  a tutela dei crediti dei lavoratori  vale non solo in presenza di un contratto di appalto e di subappalto, ma in ogni  ipotesi di  subfornitura regolata dalla legge  192/1998. Per questo motivo la norma del 2003 è scevra da vizi di incostituzionalità. A questa conclusione la Consulta giunge considerando l’identica esigenza di tutela dei lavoratori sussistente nelle diverse ipotesi di decentramento produttivo. Il che giustifica un’applicazione estensiva del regime della solidarietà anche quando l’utilizzo indiretto dei lavoratori non avviene sulla base di un contratto di appalto.

La Corte costituzionale sulla rivalutazione automatica delle pensioni: il blocco (prolungato) della perequazione è legittimo solo per le pensioni superiori a sei volte il trattamento minimo

E’ costituzionalmente legittimo il D.L. 65 del 2015 adottato per adeguare il regime della perequazione automatica delle pensioni alla sentenza n. 70 del 2015, che aveva dichiarato illegittima la previgente disciplina dettata dal D.L. 201 del 2011 (c.d. Salva Italia). Il nuovo regime, fatto salvo dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 250/2017 depositata il 1 dicembre, ha riconosciuto per gli anni 2012 e 2013 una rivalutazione automatica in misura proporzionale decrescente anche alle pensioni – prima escluse – comprese tra quelle superiori a tre volte il trattamento minimo Inps e quelle fino a sei volte lo stesso trattamento. Il blocco totale della perequazione resta dunque solo per quelle superiori a sei volte il minimo. Secondo la Corte, al contrario della precedente disciplina, quella attuale contempera ragionevolmente l’interesse dei pensionati alla conservazione del potere d’acquisto delle pensioni con le esigenze finanziarie dello Stato.

Niente referendum sui “nuovi” voucher: la Cassazione respinge l’istanza della CGIL

L’Ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione, con  ordinanza depositata il 29 novembre, ha respinto l’istanza di riesame presentata dalla CGIL finalizzata ad ottenere la fissazione di una nuova data per il referendum per l’abrogazione del lavoro occasionale (i nuovi voucher introdotti proprio per evitare il referendum). La Corte non ha accolto la ricostruzione degli istanti per la quale il nuovo regime previsto dall’art. 54-bis del D.L. 50/2017 riprodurrebbe nella sostanza quello precedente. Nel far ciò i Supremi giudici hanno però riconosciuto che il nuovo istituto ha recuperato il requisito dell’“occasionalità” dell’esigenza lavorativa, cioè può essere utilizzato solo per prestazioni lavorative svolte in minima entità e in contesti marginali, e non in sostituzione di “altre forme contrattuali già presenti nel panorama lavorativo”

Il contratto a tutele crescenti arriva anche a Strasburgo per la possibile violazione della Carta sociale europea

La Cgil ha presentato un reclamo collettivo davanti al Comitato europeo dei diritti sociali di Strasburgo (Complaint No. 158/2017) per chiedere che il d.lgs. 23/15 (istitutivo del contratto a tutele crescenti) venga dichiarato in contrasto con gli standard internazionali in materia di tutela contro il licenziamento ingiustificato, dettati dall’art. 24 della Carta sociale europea. Continue reading “Il contratto a tutele crescenti arriva anche a Strasburgo per la possibile violazione della Carta sociale europea”

Al via il reddito di inclusione (che non include)

Il decreto 147/2017 dà attuazione alla legge delega n.33/2017 e prevede l’entrata in vigore del REI (reddito di inclusione) a partire dal primo gennaio 2018. Si tratta di una misura di contrasto alla povertà che sostituisce i preesistenti SIA (Sostegno all’inclusione attiva) e ASDI (Assegno di disoccupazione). Niente di particolarmente nuovo, dunque. Si conferma il basso livello delle prestazioni e la limitata platea dei beneficiari. La stretta logica di condizionalità che ispira la misura poi, lungi dal risolvere il problema della povertà di chi è privo di lavoro, favorisce e promuove il diffondersi del “lavoro povero”, costringendo il beneficiario ad accettare impieghi precari e sottopagati.

La Corte di Giustizia mette un freno al dumping di Ryanair

Con la sentenza Nogueira del 14 settembre la Corte di giustizia ha ribadito che per identificare il giudice competente a dirimere una controversia tra una compagnia aerea ed il proprio personale, si deve tener conto del luogo “a partire dal quale” questo svolge la parte sostanziale della sua attività e che lo stesso criterio va seguito per identificare la normativa di diritto del lavoro applicabile; a questo fine rileva anche la nozione di “base di servizio”, che determina il paese nel cui sistema previdenziale il lavoratore va iscritto ai sensi dell’art.11 del regolamento CE 883/04 relativo al coordinamento dei sistemi nazionali di sicurezza sociale. Totalmente sconfessata dunque la tesi di Ryanair (parte della causa), che pretendeva di applicare al proprio personale di volo la legislazione irlandese in ragione della nazionalità degli aeromobili.