Per la terza volta la Corte costituzionale censura il regime del TFS dei dipendenti pubblici in base al quale la sua erogazione è differita (di 9 mesi) e rateizzata, senza rivalutazione monetaria delle somme spettanti al titolare. Alle sentenza n. 159/19 e n. 130/23, che hanno prodotto riforme inadeguate, si somma oggi l’ordinanza n. 25 depositata il 5 marzo scorso, con la quale i Giudici delle leggi, dopo aver ribadito che un simile regime lede il diritto all’equa retribuzione (differita) dei lavoratori ex art. 36 Cost., fissano una sorta di termine ultimo entro il quale il legislatore è chiamato a disciplinare la materia in maniera conforme ai principi costituzionali. Prima dell’udienza del 14 gennaio 2027 questi è infatti chiamato ad intervenire, prevedendo una disciplina organica della materia che permetta di gestire il conseguente impatto finanziario sulle casse pubbliche; impatto che impedisce alla Corte, anche questa volta, di adottare una declaratoria secca di incostituzionalità.
